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Acconto e caparra: qual è la differenza (e quale conviene)
Chiedere una somma prima di iniziare i lavori è sacrosanto: ti copre dalle spese di materiale e ti garantisce l'impegno del cliente. Ma non tutte le somme anticipate sono uguali: acconto, caparra confirmatoria e penitenziale hanno effetti giuridici molto diversi.
L'acconto
- È un semplice pagamento anticipato del corrispettivo: si detrae dal saldo a fine lavori.
- Se il cliente si tira indietro, hai diritto a essere pagato per quanto già fatto, ma l'acconto va restituito nella parte non 'consumata'.
- Se sei tu a non completare i lavori, restituisci l'acconto senza penali.
- Fiscalmente: sull'acconto va emessa fattura di acconto con IVA (se applicabile).
La caparra confirmatoria
- Regolata dall'art. 1385 c.c.: è la forma più protettiva per l'artigiano.
- Se il cliente si tira indietro senza giusta causa, TRATTIENI la caparra senza dover restituire nulla.
- Se sei tu a non eseguire, il cliente può chiedere il DOPPIO della caparra come risarcimento.
- Non è soggetta a IVA nel momento in cui viene versata: diventa imponibile solo se si converte in acconto (esecuzione del contratto).
La caparra penitenziale
- È il 'prezzo del recesso': entrambe le parti possono sfilarsi dal contratto perdendo (chi ha versato) o restituendo il doppio (chi ha ricevuto) la caparra.
- Meno usata nei lavori edili perché di fatto autorizza il cliente a cambiare idea.
Quale scegliere
- Per lavori piccoli o veloci: acconto del 30-50%, semplice e chiaro.
- Per lavori medio-grandi con ordini di materiale su misura: caparra confirmatoria del 20-30%, ti protegge se il cliente si sfila.
- Scrivi SEMPRE nel preventivo la natura della somma: 'a titolo di acconto' o 'a titolo di caparra confirmatoria ex art. 1385 c.c.'. Senza specifica, per legge si presume acconto.
